Botswana
Il viaggio in Botswana è stato il mio primo vero contatto con l’Africa. Spesso ho sentito da amici viaggiatori parlare di questo “Mal d’Africa”. Sono sempre stato curioso e attirato dalle motivazioni dell’insorgere di questo “Male” positivo e benefico. Ho iniziato ad immaginarlo come se fosse simile a quella passione che permea un vero viaggiatore che ha una necessità, quasi brama di esplorare nuovi luoghi vicini e lontani dalla propria casa. Così ad Agosto 2023 mi sono organizzato un test reale per provare sulla mia pelle cosa volesse dire questo “Mal d’Africa”.
Ho scelto di viaggiare verso il Botswana, forse una delle poche nazioni africane che ha investito molto nel turismo che vuole vivere appieno la realtà della natura africana. Il mio girovagare è stato condiviso in gruppo con persone conosciute all’inizio di questa avventura, come ho imparato a fare in questi anni. Il risultato, beh, è stato notevole e pieno di emozioni.
Il viaggio è iniziato, come sempre, qualche giorno prima della partenza con la scelta di cosa portare. Questa volta è stato diverso rispetto agli altri viaggi perché c’era un limite importante imposto: la tenda. Quindi, borsone con lo stretto necessario per coprire un range di temperature che andava dai 3° gradi in notturna fino ai 28° di giorno. Diciamo un escursione importante che rendeva la scelta del vestiario un pò difficoltosa.
Tuttavia, il viaggio vero è iniziato all’arrivo in Africa. Jeep a noleggio a Johannesburg e via verso nord, così da arrivare in Botswana il prima possibile attraverso Martin’s Driff. Ho iniziato a capire cosa volesse dire Africa sin dal primo vero giorno, guidando la jeep su una strada sterrata impolverata, immersa nel nulla. Guardandomi intorno non vedevo l’orizzonte, era tutto piatto bianco e sabbioso. La mia mente iniziava a capire ma era la mia anima quella in sintonia completa con ciò che potevo ammirare: spazio infinito senza limiti visivi. Ci siamo fermati per vivere quel posto in mezzo all’infinito bianco e disintossicarci degli spazi prestabiliti a cui siamo abituati. Lì non c’erano limiti. Questo è stato il mio primo impatto con l’Africa e non avevo ancora visto nessuno dei big 5 o altre bellezze naturali che avrei visto nei giorni successivi.
La prima tappa finiva a Kubu Island dove abbiamo montato il nostro primo campo tendato. Sembrava che qualsiasi cosa si facesse, dal semplice piazzare le sedie intorno a quello che sarebbe stato il fuoco serale, al montare la tenda, portasse con se una percezione più nitida e piena. Ripensandoci in questo momento mentre scrivo, mi sembra che quei momenti vissuti toccassero realmente me stesso. Sembrava che quanto presente nella vita da tutti giorni, pensieri, stress, doveri, lì non ci fossero. Entravo in contatto netto con quanto facevo e vivevo. Forse quella malattia chiamata ( si la chiamo così perché è come se fosse un’alterazione fisiologica della normalità fisica e mentale ) Mal d’Africa aveva iniziato a mietere un’altra vittima.
I giorni successivi sono andati in crescendo fino alla fine del viaggio. Il primo Game Safari che abbiamo fatto è stato a Nxak Pan National Park, dove abbiamo iniziato a capire cosa volesse dire aspettare di vedere i veri abitanti del luogo. Le attese, in questo viaggio, hanno preso una natura diversa rispetto a come siamo abituati. Attendere mezz’ora o un’ora o anche di più, senza vedere nulla ma poi perdersi nella camminata lenta di un elefante africano venuto ad abbeverarsi beh diventava un premio inaspettato e coinvolgente.
Il Kalahari Park, il delta dell’Okawango, il Moreni Park, il Savuti, il Chobe e altre piccole perle sono stati momenti vissuti in un contesto separato dalla realtà. Questo viaggio mi ha portato ancora di più in una dimensione diversa, nuova, piena di vita e di libertà che non avevo ancora toccato materialmente e spiritualmente. Guardare in silenzio contemplativo un leone, un orice, un tramonto tra i baobab mi ha portato una leggerezza d’animo invidiabile. Questi momenti ti fanno vivere una natura e un ambiente in cui tu sei ospite e dove devi camminare in punta di piedi perché tu sei l’ospite e devi capire quale è il tuo posto e che non puoi essere sempre l’unico protagonista.
La leggerezza d’animo che mi ha regalato questo viaggio: capire di essere parte di un mondo e che i pensieri, i problemi e lo stress non possono limitarti nella tua testa per la maggior parte della tua vita. Il bello dell’Africa, e dei viaggi in generale e che molte cose le capisci dopo essere tornato. Le emozioni importanti affiorano e vengono colte dopo. La consapevolezza di ciò che si vive è un processo che prende il tempo che gli serve. L’importante è essere aperti ad abbracciarla e darle il benvenuto.
Il resto del racconto del mio viaggio lo lascio ad alcune foto e, magari, a futuri articoli.
Grazie di aver letto queste mie parole.
Marco
PS: se vuoi curiosare tra alcune delle mie foto, vai sulla mia gallery di Picfair:
Road to Okawango
Flying over Okawango delta
Okawango tributaries
Lion, Kalahari reserve
Hairdresser shop
Elephant, Nxai Pan park
Sunrise, Kubu Island
Onyx, Central Kalahari Game reserve
Sunset at Kalahari Reserve
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